I testi liturgici contengono i testi sacri e indicano i gesti necessari da compiere durante la celebrazione degli atti di culto. Alcuni, pur non essendo scritti per una celebrazione specifica, ne contengono comunque i testi ed i riti.
Le specificazioni dei gesti sono chiamate anche “rubriche” e danno delle istruzioni relative agli schemi rituali da seguire durante la liturgia. Accanto alle rubriche troviamo poi le formule di preghiera e di benedizione.
In questa specifica sezione puoi trovare tutti i libri della religione cattolica per le varie celebrazioni, ma anche canti liturgici, testi e accordi per chitarra.
La storia dei testi e dei canti liturgici
I primi testi liturgici venivano scritti dagli amanuensi all’interno dei monasteri e delle cattedrali. La formula manoscritta rimase fino alle prime edizioni a stampa dei secoli XV e XVI. Il Concilio di Trento introdusse poi le edizione tipiche, con l’obiettivo di codificare ed uniformare il rito latino “secundum usus Romanae Curiae”. In questo modo fu più facile diffondere i testi che dal centro apostolico iniziarono a raggiungere anche le periferie.
L’ordinamento liturgico romano, che comprendeva tutte le opere che andavano dal I al IV secolo, fu ulteriormente implementato nei sacramentari che, dal V secolo, comprendevano tutte le parti riservate al celebrante.
A partire dal X secolo fu realizzato il Pontificale romano-germanico ad opera dei benedettini del monastero di Sant’Alban a Magonza, per ricostruire la tradizione romana. L’opera, che risale al periodo compreso tra il 950 ed il 961, racchiude le rubriche degli “ordines” e le preghiere dei sacramentari.
Il Concilio di Trento aveva l’obiettivo di imporre i nuovi libri a tutta la chiesa occidentale per uniformare i riti e le celebrazioni, fatta eccezione per quelle chiese che vantavano riti con oltre 200 anni di storia alle spalle.
La riforma del Concilio Vaticano II
Con il Concilio Vaticano II fu richiesta una riforma generale dei libri liturgici per tradurli nelle lingue correnti. Per questo motivo Paolo VI istituì il 21 gennaio 1964 un Consilium per applicare la Costituzione liturgica “Sacrosanctum Concilium”. Dai testi liturgici di Paolo VI, facenti parte del Consilium, sono poi stati elaborati i seguenti documenti:
- Inter oecumenici;
- Musicam sacram;
- Tres abhinc annos;
- Eucharisticum mysterium;
- Liturgicae instaurationes;
- Varietates legitimae.
In questo modo i testi ed i canti liturgici in latino venivano tradotti nella lingua volgare per permettere ai fedeli di comprendere le varie parti delle celebrazioni. Fu tradotto anche il vecchio Messale ad opera delle singole conferenze episcopali.
Il Consilium, con l’apporto di esperti, compose nuovi libri. Dal 1968 fino ad oggi sono stati riformati e pubblicati, anche nell’edizione tipica latina, tutti i libri liturgici. Alcuni hanno già ricevuto gli emendamenti per una seconda edizione, mentre altri attendono tale revisione prevista dagli organismi competenti.
Come usare i libri liturgici?
Prima del Concilio Vaticano II i testi liturgici e religiosi erano considerati intoccabili, le cui indicazioni andavano seguite alla lettera e senza alcuna variazione. I testi liturgici di oggi invece sono considerati come dei progetti, che vanno realizzati nel corso della celebrazione a seconda delle situazioni contingenti.
Il libro liturgico, nell’accezione moderna del termine, non indica necessariamente una serie di gesti da compiere in modo preordinato, ma dà la possibilità di eseguire celebrazioni differenziate tra di loro per rispondere alle diverse esigenze. Il presidente dell’assemblea sceglie come usare ed interpretare i testi.
Un altro aspetto da considerare è l’uso del libro liturgico nella sua interpretazione materiale e simbolica. Innanzitutto va considerato ciò che contiene, cioè un testo sacro, quindi deve essere rispettato e venerato esattamente come la Parola di Dio. La venerazione va coltivata sia durante che al di fuori delle celebrazioni. Tali testi sacri vanno quindi custoditi adeguatamente in luoghi che ne garantiscano la perfetta conservazione.
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